Thursday, December 29, 2005

 

capire più ricordare eguale sapere


Il fatto è che i miei connazionali, senza generalizzare, né capiscono né ricordano. Un popolo senza memoria e senza principi fondamentali. Divisi tra il bianco ed il nero in maniera apodittica e unilaterale, in politica sono passati dal fascio al comunismo, dalla partitocrazia a Berlusconi senza scrupoli né ambasce. Pronti domani a salire ancora sul carro del vincitore qualunque esso sia.
Questo blog cercherà di scrutare le nostre inclinazioni più disdicevoli e meno edificanti. L'ho chiamato
papesatanpapesatanaleppe
rubando il termine al grande Dante che lo scrisse e cosa volesse dire mai nessun lo seppe, tanto per farci una consona rima. Per completare la presentazione posto di seguito, alla autobriografia di Gianni Pardo che ci conforta con le sue 'mollichine', anche una mia succinta ...
(come si vede leggendo due vite parallele in due diverse città di mare Catania e Genova. Io di famiglia operaia, Gianni di censo borghese ma con un percorso simile e contrapposto, ma sempre indice di affinità elettive come direbbe Proust.

Confessione biografica di Pier Luigi Baglioni
Nato a Firenze il 1° aprile 1932, e mai pesce fu più gradito da chi lo ricevette. La costellazione zodiacale era l'ariete, segno di fuoco, cioè delle teste di cazzo. Difatti sin da piccolo dimostrai una pertinace tendenza in quel senso. Che mi spiego così: Essendo nato bellissimo, i complimenti e le coccole di tutti, sin da piccolo coltivarono in me uno smisurato senso narcisista, facendomi credere di essere ammirato e amato da tutti. Cioè ebbi distrutte le difese caratteriali rendendomi vulnerabile all'invidia unita alla perfidia (in sostanza coglione di tre cotte). Coglione si ma intelligente, autoprotettivo; da uscire sempre indenne da ogni situazione nociva o pericolosa. Mia madre capì queste debolezze imponendo a mio padre di mantenermi agli studi. Mi iscrissero di autorità all'Istituto per Periti Capotecnici Meccanici dicendomi: -Se comandi puoi cavartela, ma se lavori sotto padrone sei fritto-. Io mi sentivo portato al liceo artistico ma ubbidii e così mi sono diplomato da tecnico industriale, e ancora oggi non riesco a capire come abbia fatto non avendo mai aperto un libro di tecnologia fuori dalla classe. E poi della fisica non me ne fregava un piffero, della termodinamica non ho mai capito nulla, ed in matematica non ho mai presentato un compito la cui soluzione non fosse inventata totalmente. Amavo le arti umanistiche, creative, non le discipline scientifiche.
Alla chiamata di leva, dai visi tosti e pecorari che mi vedevo attorno, capii subito che il servizio militare non faceva per me. Per evitarlo, fingendomi gay ante litteram ho tentato sedurre il medico, che per togliersi dall’impiccio mi concesse senza tanti preamboli la RAM, ridotta attitudine militare richiamabile solo in caso di mobilitazione generale. D'altronde l'aspetto, fin quando non è scattata la competizione della vita, mi ha agevolato. Nelle assunzioni superavo senza difficoltà il colloquio informativo. Venivo sistematicamente assunto, per essere licenziato subito dopo il periodo di prova. Poi, trovato l'impiego in una grande industria a quattro passi da casa, mi sono imposto la simulazione di competente e volenteroso entrando finalmente nella pianta stabile aziendale. Però, per sottrarmi agli ineluttabili guai professionali, mi riparai nel sindacalismo. Così, da rappresentante dei lavoratori -nel mio caso i colletti bianchi- senza fare un cazzo, sono arrivato indenne alla pensione. Siccome ero un sindacalista cane sciolto, fuori dalle discipline consociative (eufemismo per dire che direzione e sindacato erano in cocca); la ditta, per farmi licenziare, mi concesse il prepensionamento con dieci anni di contributi figurativi, oltre al raddoppio della liquidazione (soldi per una casetta in riviera). Quando mi licenziai avevo appena compiuto cinquanta anni. Essendomi preservato da pensieri e fatica, sembravo ancora un giovanotto. Libero, con la zuppa assicurata, credevo di coronare il sogno della mia vita: fare lo scrittore. Arrivato sulla scena il computer surrogavo gli antipatici quaderni e carta, penne e matite. Mettevo tutto in memoria, e stampavo quello che volevo spedire in visione alle case editrici... Una figata, il computer, che oramai uso da venti anni anche se senza costrutto non essendo riuscito a trovare un editore manco morto. In verità degli editori li trovavo. Dico mezze calzette, tipografi camuffati, che volevano un pacco di soldi invece di darli a me, come sarebbe stato giusto. Mondatori, Sperling&Kupfer, Baldini e Castoldi, Einaudi e Feltrinelli -le mie case editrici ambite- manco mi hanno mai cagato. Peggio per loro mi dicevo, e siccome scrivere mi diverte, ho continuato per me. E per il web, dove, se non chiedi di essere pagato, ti pubblicano tutto. Avvicinandomi all'età del trapasso, ora che i manifesti mortuari mostrano quasi il 90 per cento di anni sotto i miei, raccolgo le mie opere nei floppy, nei CD ed infine -sviluppo della tecnica- li salvo nei DVD. Li porterò con me sotto la lapide: -... Qui sotto, assassinato dall'indifferenza degli ignavi, giace un grande ignoto scrittore -.

Comments:
Bravo Gianni!

Mi ricordo, il mio professore Aldo S. Bernardo, che mi insegnato di Dante, era confusso della significanza dei termini della sua nome. Pienso che il "Allepo" era la questione.

Force la demonismo della proleteriat comincava la, nella prima cita.

Aurguri, Wildfeather
 
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