Saturday, December 31, 2005

 

le mollichine di Gianni Pardo


giannipardo@libero.it

Massime:

Avere figli. Mettere al mondo dei creditori per un debito inestinguibile.

L'amore dev'essere meglio, non più dell'amicizia. E, come l'amicizia, richiede disciplina e discrezione.

Ogni fanatico è inevitabilmente un cretino; e se non è cretino, si comporta da cretino perché si rivolge a dei cretini.

Arthur Block: Mai discutere con un cretino. Gli altri potrebbero non accorgersi della differenza.

MOLLICHINE

* Berlusconi è andato dai magistrati. Questa, la notizia? No. La notizia è che poi è tornato indietro.
* Montezemolo: “Tutti, a cominciare da noi imprenditori, abbassino i toni del confronto”.
E imparassimo anche un po’ d’italiano.
* “Ali Agca non è idoneo al servizio militare”. Ma per sparare sa sparare, no?
* Ciampi chiede che la par condicio sia rispettata “al di là di quelle che sono le norme scritte”.
Forse ci basterebbe anche al di qua.
* Ben Ammar: “Ho confermato in assoluto tutto quello che ho detto al premier”. Tutto, tranne alcune cose.

* A proposito di querele. D’Alema (dal “Corriere”): “Berlusconi? È socio dei furbetti”.

* Il nome di Fini sarà nel simbolo di An alle prossime elezioni. I Fini giustificano i mezzi.

* Khamenei: “L’Iran non teme le sanzioni Onu”. E che cosa crede, con questo, di dimostrarsi coraggioso?

* Banca d’Italia: bocciata l’Opa di Unipol su Bnl. E la casalinga di Voghera disse: Ah, capisco.

* Occhetto sulla vicenda Unipol: “D’Alema e Fassino? Peggio di Craxi”.D’Alema e Fassino (immaginiamo): Occhetto? Peggio di Giuda.

* Ahmadinejad invia osservatori iraniani in occidente, per verificare il rispetto dei diritti umani. Chissà quanti di quegli osservatori sono donne!

* D’Alema querela Ferrara. Ma non s’accorge che non fa il peso?* Al Zawahiri: “Bush devi riconoscere che in Iraq sei stato sconfitto”. Però non posso dirti dove venire a costituirti perché mi nascondo.

* Violante: “I Ds non hanno scheletri nell’armadio”. Scheletri no, ma che cos’è questa puzza?

* Vero: “Si innamorano in chat e al primo incontro si scoprono marito e moglie”. Di che disgustarvi dell’adulterio.

* Unipol è stata iscritta nel registro degli indagati. Una persona giuridica imputata? Presto, devo andare a ri-iscrivermi a legge.

* Prodi: “L’Ulivo è a favore di un indulto graduato”. Graduato come un termometro che segue gli umori della sinistra.

* L’avvocato di Saddam ha chiesto che sia assolto e finiranno le violenze in Iraq. Dunque Saddam ne è responsabile?

* 50.000.000 € a Consorte per consulenze. Avrà consigliato di credere all’esistenza di Babbo Natale.

* A causa del rallentamento della rotazione della Terra, il Nuovo Anno arriverà con un secondo di ritardo. Berlusconi riferisca in Parlamento.

* Il premier utilizzerà il prossimo periodo “per comunicare agli italiani quello che abbiamo fatto”. E per chiedere l’assoluzione per insufficienza di prove.

* Montezemolo s’è fatto dire da Maroni: “Si occupi degli affari suoi”. Vi pare giusto costringerci ad applaudire Maroni?

* Il Papa: “in varie parti del mondo professare la fede cristiana richiede l’eroismo dei martiri”. Ed essere laici in Italia, gli pare uno scherzo?

* Sharon dovrà sottoporsi ad un intervento al cuore. Così, in un colpo solo, guarirà e dimostrerà d’avere un cuore.

* In Cina legge contro gli aborti selettivi (eliminazione delle femmine). Le donne costrette a combattere per la parità ancor prima di nascere.

* Amnistia. Don Mazzi ha chiesto a Prodi di “uscire dal limbo”. Ma al limbo andavano gli innocenti. Dopo l’affaire Sme Prodi ne fa parte?

* L’Interpol ha emesso un mandato d’arresto internazionale per al Zarqawi. Accidenti che prontezza di riflessi!

* Berlusconi: “Su Bankitalia avvierò consultazioni”. “La pensate come me oppure siete del mio parere?”

* Kate Burton, inglese rapita in Palestina, dove lavora per i diritti umani in quel paese. Inumano.

* Kofi Annan, interrogato su una Mercedes “superscontata”, ha perso le staffe. L’Onu è super partes, ma non sopra la propria.


Thursday, December 29, 2005

 

c'erano una volta socialisti e comunisti





Regole di matematica politica
della sinistra moralista e girotondina sulla questione morale :
* Se c'é una mela marcia negli avversari di centro destra (Previti?) tutto il centro destra è marcio.
* Se c'è una mela marcia nella sinistra (Consorte?) la questione morale riguarda solo quella perchè la sinistra è pura per definizione.
* A qualunque obiezione verso la 'sinistra' ex leninista tirar fuori Berlusconi ed usarlo come bastone per colpire l'interlocutore. E chi la fa è distrutto. Come al tempo dei famosi scadenti varietà degli anni '40, quando mancavano gli applausi, si tirava fuori la bandiera italiana, e si cantava l'inno del Piave, e tutto finiva in trionfo.
(









il declino
dal 1946 al 2006


Socialismo, socialisti evoca una storia di utopisti romantici che credevano e lottavano per un mondo migliore. I primi a diffondere quell'ideale furono i medici condotti della pianura padana che visitando sperduti casolari di contadini (di fronte a quella miseria spesso neppure si facevano pagare), i maestrini che insegnavano nelle scuole popolari delle campagne; si resero conto come fosse atroce l'ingiustizia verso chi lavorava duro e produceva la ricchezza della nazione. Nacquero le prime Mutue di reciproca assistenza e germinò il movimento socialista di Prampolini, Treves, Turati.
A Genova i portuali elessero il primo parlamentare socialista, Pietro Chiesa, e, per mandarlo alle sedute della Camera a Roma facevano la colletta sulle banchine non essendo né pagati né rimborsati gli eletti del popolo. Poi -qui da noi, ma non negli altri paesi occidentali- il nostro congenito massimalismo generò con la scissione di Livorno il maligno tumore comunista nel PCI.
Criminalizzando il riformismo di filippo Turati, bollando come tradimento il compromesso, la collaborazione governativa sostenedo Giolitti; per il Re Sciaboletta si concretizzò la svolta verso i fasci prendendo sul serio la commedia della 'marcia su Roma' del pavido Mussolini al sicuro a Milano a vedere come si mettevano le cose. Consegnandogli infine l'Italia nelle mani. Neppure il delitto di Giacomo Matteotti riuscì a mettere d'accordo comunisti e socialisti.
La cronaca di ieri ci dice (ed è raccontato nel mio libro lincabile no profit dal sito La voce socialista: http://socialisti.brinkster.net/Socialisti%20genovesi.pdf) come Togliatti e la metastasi comunista si impose al socialismo democratico di cultura occidentale, anti bolscevico e anti leninista. Dopo la Liberazione, un Pietro Nenni ottuso perseverò l'alleanza succube col PCI lasciandosi irretire nell'orbita sovietica e fagocitare ogni costruzione già del PSI: sindacato, camere del lavoro, cooperative; rese cinghie di trasmissione al partito-chiesa settario e prepotente. Dal 1948 in poi soltanto Giuseppe Saragat alimentò la fiammella del socialismo democratico, fino al ravvedimento di Nenni dopo la Rivolta di Ungheria del 1956. Allora ribaltò le alleanze e formò i veri governi di centro-sinistra tra DC (centro) e PSI (sinistra, che il PCI stava col cuore altrove e non poteva considerarsi sinistra ma quinta colonna dell'URSS in Italia).
La cronaca di oggi cancella entrambi per qualcosa che è ancora da venire. Del PSI restano piccoli gruppi residuali inconsistenti politicamente che non possono altro che porsi nelle corti altrui: Boselli a quella di Pannella, De Michelis ambiguamente a quella di Berlusconi. Altri organicamente in diaspora nei DS o in ForzaItalia. Il PCI è morto ma i suoi ex sacerdoti -non avendo compiuto una seria revisione socialdemocratica ammettendo i torti passati, ma anzi coltivandoli come radici; portano ancora nel sangue quel marchio di faziosità e cinismo politico risultando non credibili come partito democratico occidentale. Bobo è soltanto un caso pietoso dell'ultima screditata genia socialista che per una poltrona passava sul cadavere della madre (del padre nel suo caso). Pannella e Boselli paiono usciti dalla penna di un Cervantes redivivo.
La classe politica italiana divisa su tutto si è sempre trovata d'accordo su una legislatura estremamente gratificante e privilegiata verso se stessa sia nelle norme che nell'appaggio.
Pertanto sorge spontanea la domanda -affatto qualunquista- :
Monte Citorio o Grand Hotel ?
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Autobiografia di Gianni Pardo

CURRICULUM VITAE
Storia di un fallito

Benché non sia ministro, e neanche sottosegretario, e neanche capo scala, Gianni Pardo al telefono non risponde mai. Risponde per lui una macchina che dice più o meno: sì, non avete sbagliato numero, dite chi siete e se mi va vi risponderò. Non sempre gli và. Il fatto è che il prossimo in genere gli dà fastidio. Sin da quando si accorse di essere più intelligente, più artista, più nobile della media, non ha gran che voglia di avere a che fare con gli inferiori. Si riconosce un solo limite, sa di non essere bello. Ma, bellezza a parte, visto che è il più intelligente, il più coraggioso eccetera, si è sempre aspettato che gli altri, impressionati, gli offrissero tutto: cariche, denaro, onori, senza che lui dovesse abbassarsi a chiederli. A scuola si doleva di avere sempre la media del sette e non dell’otto, ma non per questo studiava. Studiare sarebbe stato come barare. Neppure all’Università cambiò sistema. Leggeva solo due volte i libri, poi rileggeva le proprie sottolineature e si offendeva se gli davano meno di ventisette. Non ebbe mai la lode, certo, e si laureò in giurisprudenza con 110/110, ma sempre senza lode. Ovviamente, al riguardo egli si limitava ad avere il sorriso di chi ha lottato e vinto con un braccio legato dietro la schiena. Oltre tutto, pensava, la scuola era un'attività da bambini. Solo la Vita era un campo degno dei suoi sforzi. Se mai si fosse sforzato per qualcosa, lui che da ragazzo aveva detto a sua madre: Entrerò nella vita dal portone principale. Ma la vita non ha un portone principale. O lui non lo trovò. Non fu neppure capace di trovare la porta di servizio, di fatto. Anche
perché sbagliò tutti i calcoli. A scuola pensava che non c'era da strapazzarsi perché era stupido cercare di ottenere otto invece di sette (chi mai, in seguito, si sarebbe ricordato del voto in storia avuto a quindici anni?) ma anche in seguito, di fronte ad una meta concreta, gli veniva regolarmente da ridere. Per esempio, la proposta di fare carriera nell'Azione Cattolica, di cui fu membro fino ai quindici anni, lo induceva a sghignazzare di gusto. E tuttavia, quanti uomini politici non sono venuti fuori da quella e da altre organizzazioni umoristiche? Ma a Gianni veniva troppo da ridere. E per questo non fece nulla, o meglio solo dell’ironia. Non ne fece soltanto sulla morte di Dio, di cui portò il lutto da quell’età in poi. Molti ancora oggi lo considerano un innocuo eccentrico che parla quattro lingue oltre l’italiano. Gli amici gli dicono pietosamente se solo tu avessi voluto, al che lui risponde elegantemente in realtà non sono capace di nulla. Ma in fondo è d'accordo con loro. Ad esempio a trent’anni è stato in grado, leggiucchiando un testo di letteratura francese per le scuole secondarie, di vincere fra i primi un concorso nazionale per divenire professore di liceo. Successo esiziale, venuto a confermare il solito discorso: se solo volessi, ma non ne vale la pena. Effettivamente, per lui non valeva la pena nemmeno di essere professore: e infatti si è messo in pensione con il minimo. Pensione che si gode da quindici anni. Per la verità, alcune cose che valevano la pena ci sarebbero state.
Avrebbe amato per esempio divenire uno scrittore famoso. Solo che per divenire uno scrittore, anche non famoso, non basta scrivere bene e avere qualcosa da dire: gli editori ti rispediscono indietro il manoscritto spesso senza neanche aprirlo. Bisogna far parte del mondo delle lettere. Bisogna cominciare col pubblicare qualcosa in un giornaletto di provincia. O magari partire dall’umile professione di giornalista. E infatti Gianni ci provò, a divenire giornalista. Per due interi pomeriggi. Poi si accorse che il novizio era trattato come una puzza e ne dedusse correttamente che quello non era il portone principale. Il risultato totale è che il nostro genio incompreso non ha combinato nulla, nella vita. Non ha né la fama, né una carica, né denaro, nulla di nulla. Tutti i suoi amici, anche quelli che lui aveva considerato mezze calzette, hanno fatto più carriera di lui. Studiando, poverini; facendo la gavetta, poverini; umiliandosi e tentando di riuscire, poverini. Per decenni li ha guardati con ironia, poi se li è ritrovati grandi avvocati, Presidenti di Tribunale, alti dirigenti. Mentre lui è rimasto soltanto uno che sta alla finestra. Come diceva a vent'anni.

 

capire più ricordare eguale sapere


Il fatto è che i miei connazionali, senza generalizzare, né capiscono né ricordano. Un popolo senza memoria e senza principi fondamentali. Divisi tra il bianco ed il nero in maniera apodittica e unilaterale, in politica sono passati dal fascio al comunismo, dalla partitocrazia a Berlusconi senza scrupoli né ambasce. Pronti domani a salire ancora sul carro del vincitore qualunque esso sia.
Questo blog cercherà di scrutare le nostre inclinazioni più disdicevoli e meno edificanti. L'ho chiamato
papesatanpapesatanaleppe
rubando il termine al grande Dante che lo scrisse e cosa volesse dire mai nessun lo seppe, tanto per farci una consona rima. Per completare la presentazione posto di seguito, alla autobriografia di Gianni Pardo che ci conforta con le sue 'mollichine', anche una mia succinta ...
(come si vede leggendo due vite parallele in due diverse città di mare Catania e Genova. Io di famiglia operaia, Gianni di censo borghese ma con un percorso simile e contrapposto, ma sempre indice di affinità elettive come direbbe Proust.

Confessione biografica di Pier Luigi Baglioni
Nato a Firenze il 1° aprile 1932, e mai pesce fu più gradito da chi lo ricevette. La costellazione zodiacale era l'ariete, segno di fuoco, cioè delle teste di cazzo. Difatti sin da piccolo dimostrai una pertinace tendenza in quel senso. Che mi spiego così: Essendo nato bellissimo, i complimenti e le coccole di tutti, sin da piccolo coltivarono in me uno smisurato senso narcisista, facendomi credere di essere ammirato e amato da tutti. Cioè ebbi distrutte le difese caratteriali rendendomi vulnerabile all'invidia unita alla perfidia (in sostanza coglione di tre cotte). Coglione si ma intelligente, autoprotettivo; da uscire sempre indenne da ogni situazione nociva o pericolosa. Mia madre capì queste debolezze imponendo a mio padre di mantenermi agli studi. Mi iscrissero di autorità all'Istituto per Periti Capotecnici Meccanici dicendomi: -Se comandi puoi cavartela, ma se lavori sotto padrone sei fritto-. Io mi sentivo portato al liceo artistico ma ubbidii e così mi sono diplomato da tecnico industriale, e ancora oggi non riesco a capire come abbia fatto non avendo mai aperto un libro di tecnologia fuori dalla classe. E poi della fisica non me ne fregava un piffero, della termodinamica non ho mai capito nulla, ed in matematica non ho mai presentato un compito la cui soluzione non fosse inventata totalmente. Amavo le arti umanistiche, creative, non le discipline scientifiche.
Alla chiamata di leva, dai visi tosti e pecorari che mi vedevo attorno, capii subito che il servizio militare non faceva per me. Per evitarlo, fingendomi gay ante litteram ho tentato sedurre il medico, che per togliersi dall’impiccio mi concesse senza tanti preamboli la RAM, ridotta attitudine militare richiamabile solo in caso di mobilitazione generale. D'altronde l'aspetto, fin quando non è scattata la competizione della vita, mi ha agevolato. Nelle assunzioni superavo senza difficoltà il colloquio informativo. Venivo sistematicamente assunto, per essere licenziato subito dopo il periodo di prova. Poi, trovato l'impiego in una grande industria a quattro passi da casa, mi sono imposto la simulazione di competente e volenteroso entrando finalmente nella pianta stabile aziendale. Però, per sottrarmi agli ineluttabili guai professionali, mi riparai nel sindacalismo. Così, da rappresentante dei lavoratori -nel mio caso i colletti bianchi- senza fare un cazzo, sono arrivato indenne alla pensione. Siccome ero un sindacalista cane sciolto, fuori dalle discipline consociative (eufemismo per dire che direzione e sindacato erano in cocca); la ditta, per farmi licenziare, mi concesse il prepensionamento con dieci anni di contributi figurativi, oltre al raddoppio della liquidazione (soldi per una casetta in riviera). Quando mi licenziai avevo appena compiuto cinquanta anni. Essendomi preservato da pensieri e fatica, sembravo ancora un giovanotto. Libero, con la zuppa assicurata, credevo di coronare il sogno della mia vita: fare lo scrittore. Arrivato sulla scena il computer surrogavo gli antipatici quaderni e carta, penne e matite. Mettevo tutto in memoria, e stampavo quello che volevo spedire in visione alle case editrici... Una figata, il computer, che oramai uso da venti anni anche se senza costrutto non essendo riuscito a trovare un editore manco morto. In verità degli editori li trovavo. Dico mezze calzette, tipografi camuffati, che volevano un pacco di soldi invece di darli a me, come sarebbe stato giusto. Mondatori, Sperling&Kupfer, Baldini e Castoldi, Einaudi e Feltrinelli -le mie case editrici ambite- manco mi hanno mai cagato. Peggio per loro mi dicevo, e siccome scrivere mi diverte, ho continuato per me. E per il web, dove, se non chiedi di essere pagato, ti pubblicano tutto. Avvicinandomi all'età del trapasso, ora che i manifesti mortuari mostrano quasi il 90 per cento di anni sotto i miei, raccolgo le mie opere nei floppy, nei CD ed infine -sviluppo della tecnica- li salvo nei DVD. Li porterò con me sotto la lapide: -... Qui sotto, assassinato dall'indifferenza degli ignavi, giace un grande ignoto scrittore -.

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